Il design, la freccia e la magia

Testi — March 2, 2012

La verita? e? che gli strumenti non hanno mai avuto alcun effetto sugli uomini, cioe? gli uomini non sono stati trasformati dagli strumenti come tali: se si sono trasformati durante la loro storia e? per via delle azioni rese possibili dagli strumenti e soprattutto per l’effetto che ha avuto sugli uomini l’idea di poter essere causa di certe azioni. In altre parole, gli uomini non hanno mai deificato le frecce. Hanno casomai deificato gli animali che venivano uccisi dalle frecce o hanno sublimato in qualche modo l’idea degli animali, o –il piu? delle volte– hanno deificato se stessi. A questo punto (un punto che e? molto vicino all’origine degli strumenti ma puo? anche non esserne l’origine stessa) comincia il design, che a quei tempi significava incidere sulle frecce dei segni magici, simboli e cosi? via o anche dare una forma speciale alle frecce.

Ci sono due momenti che si possono isolare nella realta? quotidiana e la nostra relazione con gli oggetti. uno riguarda l’azione sugli oggetti stessi, una sorta di automatismo professionale, se cosi? possiamo definirlo, ossia sostanzialmente fruire un oggetto che espleti una funzione pratica. Il secondo invece e? piu? intrigante, sotteso, ovvero riferito a quelle zone che escono dagli automatismi professionali per entrare in terreni instabili, che non si possono descrivere: quelli delle situazioni psichiche o culturali.
Alcuni hanno tentato di definire le zone degli automatismi, attraverso mille modi. prendiamo dieci, cento mille persone e facciamole usare quella roba li?, vediamo che succede. E tutto questo va benissimo, e? pure affascinante, ha quasi dell’incredibile. Si arriva a definire tutto, a dar forma a tutto, ecc. E fin qui tutto fantastico. Nessuno dice che design vuol dire inventare la freccia. Dicono che quella e? un’invenzione, una questione di ingegneria. Di tecnica. E fin qui va bene. Ma poi mi vogliono far credere che design vuol dire fare in modo che si possano tirare meglio le frecce e fare in modo che la freccia colpisca meglio nel segno. Cioe? mi vogliono far credere che design significhi lubrificare l’automatismo professionale del tiratore di frecce. A questo non credo. Naturalmente l’automatismo va affinato. Si deve fare tutto il possibile perche? il povero tiratore di frecce non sbagli mira e ammazzi il povero mammuth. Ma fino a questo punto la storia riguarda l’inventore della freccia o quelli che vogliono perfezionare lo strumento. Non riguarda il design, come del resto non riguarda la magia (se vogliamo riprendere il tema che il design comincia con la magia). Perfezionare uno strumento per facilitare gesti automatici o i gesti che tendono ad essere automatici e? un’operazione che non ha niente a che fare con la magia, ne? la magia ha niente a che fare con i gesti automatici. La magia e? un tipo di tecnica che richiede all’uomo una partecipazione totale e riguarda dell’uomo, piu? che i gesti automatici, quelli instabili, piu? che la presunzione le certezze, la paura e le insicurezze piu? angosciose, tanto angosciose che per uccidere un animale, prima ancora di andare a caccia, si comincia a chiedergli perdono.

Non e? la stessa cosa rovesciare un bicchiere d’acqua perche? voglio bagnare al terra o rovesciarlo per compiere un gesto di magia che richiami dal cielo la pioggia. Non e? niente affatto la stessa cosa. Come non e? la stessa cosa perfezionare uno strumento con i procedimenti razionali che usiamo noi oggi o perfezionarlo con la magia.
Sono, per l’uomo e riguardo all’uomo, due procedimenti diversi. Cosi? ho sempre pensato che il design cominci dove finiscono i procedimenti razionali e cominciano quelli magici.
Parliamo della magia.

Il miglior modo per intendere la magia e? quello di considerarla un tipo di scienza o se vogliamo di tecnica, cioe? un modo per controllare le forze naturali. Ma tra tra scienza moderna e magia c’e? veramente un abisso. La tecnica moderna tende sempre a sempre a non agire laddove la natura e? incomprensibile. Dove la natura e? malvagia e bestiale, i grandi scienziati lasciano lo spazio ai preti e dove il rapporto rea l’uomo e la natura e? ancora piu? sballato , dove l’uomo viene investito troppo in pieno dall’uragano senza tempo e senza direzione del caos naturale, i preti lasciano il campo alla magia. La tecnica moderna rimane ai bordi: si e? costruita un uomo pulito, bene educato e bene impostato, un uomo in realta? introvabile, un uomo ipotetico, l’uomo degli automatismi.
La magia invece non si e? costruita niente: la magia e? la tecnica dell’uomo piu? grezzo e inerme, piu? solo ed ineducato, piu? ingenuo e sprovveduto, possiamo dire piu? libero?

Forse ho spiegato quello che intendo per magia. L’ho spiegato? A me il design interessa quando e? tecnica di perfezionamento di strumenti per uomini grezzi, inermi, ineducati e sprovveduti. Percio? ho detto che il design comincia, per la freccia, dove cominciano i segni della magia e dove finisce la messa a punto degli strumenti dell’automatismo professionale. Percio? ho anche detto che il design comincia dove l’esistenza di uno strumento e? resa possibile dentro una certa atmosfera culturale. La quale atmosfera culturale e? di per se stessa un fatto globale. Non soltanto l’insieme di nozioni razionali e razionalizzate, non soltanto il grappolo delle memorie e tradizioni, non soltanto il castello fantasma dell’inconscio e neanche l’insieme dei binari biologici o che so io. Non e? niente di tutto questo “soltanto”, ma e? tutto questo insieme, compresa la sua dinamica.

Mi viene in mente un’altra cosa a proposito delle frecce e del design. Mi viene in mente che una freccia preistorica, in quanto strumento, serve benissimo anche oggi come diecimila anni fa. Con una freccia di diecimila anni fa posso ammazzare una bestia anche oggi. Ma con il segno magico, inciso sulla freccia, che cosa faccio oggi? Niente. Lo metto in un museo e lo guardo sbalordito. Qualche cosa puo? anche funzionare, ma chi mi garantisce che quello funziona oggi sia la stessa cosa per cui quei segni funzionavano diecimila anni fa? Nessuno mi garantisce nulla. I segni magici di una freccia di diecimila anni fa oggi non li sappiamo usare. Questo e? soltanto per ricordare che gli uomini e le situazioni psichiche e culturali sono paludi e sabbie mobili, zone instabili e inspiegabili dove il design affonda e sparisce. I gesti automatici, le azioni gli strumenti che cosi? poco hanno a che fare con il design, restano stabili ed spiegabili, immortali durante i secoli.

Ogni giorno il razionalismo cerca di sostituire gli automatismi ai riti. Tende a limitare alle zone piu? facili il dominio delle forze della natura. Il razionalismo fa come gli struzzi: mette la testa sotto e si ritiene soddisfatto se riesce a drogare milioni di uomini con le “istruzioni per l’uso”. Tutto spiegato bene: girate i bottoni uno due tre quattro e uscira? X Y Z e K: non dovete partecipare, non dovete avere coscienza delle cose. Non partecipate –guai se partecipate– il mondo potrebbe saltar per aria. Effettivamente potrebbe anche saltare per aria e non e? escluso che alti.

Volevo solo dire che al di la? delle istruzioni per l’uso, gli strumenti sono, nella vita degli uomini, i mezzi con i quali essi compiono o cercano di compiere il rito della vita e se c’e? una ragione per la quale esiste il design, la ragione –l’unica ragione possibile– e? che il design riesca a restituire o a dare agli strumenti e alle cose quella carica di sacralita? per la quale gli uomini possano uscire dall’automatismo mortale e rientrare nel rito.

Molte cose rimandano al significato degli strumenti e delle cose come catalizzatori di un rito. Me lo ricorda naturalmente una tazza cinese per il te?. Me lo ricordano certi obiettivi delle macchine fotografiche, con il loro peso e l’esattezza misteriosa dei movimenti. Me lo ricordano i ferri del chirurgo, non certo per la loro funzionalità, ma perche? qualche volta vincono la morte.
Ci sono strumenti e cose che fanno sentire presenti e vivi, che suggeriscono gesti ed idee, spiegano il passato e il futuro, strumenti e cose che si possono usare o guardare, con i quali e? possibile vivere. Poi ci sono strumenti e cose che addormentano, annoiano, svuotano, strumenti senza dignità e senza ragione, che non servono per vivere, servono per perdere tempo, creano complicazioni e confusione, disfano le cose.

Non so bene nell’antichita? che rapporto percentuale ci fosse tra le cose che agiscono verso la vita e quelle che agiscono verso la morte. Per quanto si puo? capire dalla storia, ascoltando e leggendo, pare che nei tempi antichi, in certi momenti e in certi luoghi, il rapporto sia stato molto vicino a una totale, felice pienezza della vita. Forse per breve tempo o in regioni limitate, il giro quotidiano delle azioni e dei pensieri aveva trovato un alto ed integro tono vitale, la calma e la dignita? silenziosa del rito, l’unita? tonda e liscia della coscienza.

Il nostro momento e i nostri spazi non sono di questo genere e la colpa puo? anche essere dell’andamento preso dal razionalismo occidentale. Io questo non lo so. So soltanto che il problema, per quelli che disegnano strumenti e cose, e? uscire da quel giro e trovarne uno nuovo, che raccolga in se stesso i brandelli perduti degli uomini.

Ettore Sottsass jr – Domus, gennaio 1962

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