a-tavola-con-maffei

A tavola con… Stefano Maffei

Incontri e laboratori — October 27, 2011

La prima serie di incontri A Tavola con… si è conclusa con il pranzo con Stefano Maffei, professore e ricercatore presso il dipartimento INDACO del Politecnico di Milano.

Attraverso la descrizione delle sue pratiche e attività di ricerca, Stefano ci ha parlato di come è cambiata la professione del designer e quali sono i nuovi scenari con cui deve confrontarsi adesso e nel prossimo futuro. Stiamo vivendo un periodo di crisi, un momento cruciale in cui, dagli elementi di rottura che sono apparsi nei vari sistemi – produzione e consumo, progettazione, comunicazione – come designer, possiamo assumere un rinnovato atteggiamento di avanguardia che vada a oltrepassare le caratteristiche classiche, storicizzate e dunque ormai statiche della nostra professione.

Stefano si occupa di attività curatoriale e in generale di animazione culturale nell’ambito del design, portando avanti il discorso dell’autoproduzione con la galleria Subalterno1; inoltre, svolge attività di ricerca e formazione presso il Politecnico di Milano.

L’oggetto della sua ricerca è l’incrocio tra i vari cambiamenti dei modi di produzione e dei consumi, le nuove modalità di fabbricazione e di distribuzione che confluiscono nelle pratiche del “fabbing”, dell’autoproduzione e del suo rapporto con il repertorio tradizionale dell’artigianato, del “design come impresa”.

Il design è una pratica che si esprime nel concetto di “make” e il designer diventa così un “maker”; inoltre, il designer non ha più come interlocutore solo l’impresa, ma “si fa impresa”. La professione del designer in senso classico è destinata a scomparire, la capacità di connettersi con nuovi modelli di impresa è il futuro con dovremo confrontarci.

Stefano ci ha parlato inoltre della sua attività di insegnamento nell’ambito del design del servizi. Se il mondo cambia, anche la natura dei prodotti diventa diversa: assume sempre maggiore importanza la componente interattiva degli oggetti, non solo “high tech” ma anche “low tech”. Ciò che si trasforma non è solo l’oggetto, ma il servizio e il suo flusso informativo e anche l’idea stessa di progetto inserito in un nuovo sistema di produzione e fruizione.

L’università purtroppo non sembra rispondere agli stimoli del mondo reale, continuando a proporre modelli di insegnamento nell’ambito del design che non sono più al passo con i tempi. Ciò che serve adesso è riformulare completamente il sistema dell’insegnamento, sperimentando nuove forme di interazione e dialogo sul modello degli “smart environments”.

Insomma, per il designer sono tante le cose da cose da fare e ancora di più quelle da cambiare; in questo momento di crisi si sono aperte nuove possibilità e forse delle alternative.

Comments are closed.